La pandemia ha accelerato un processo di inevitabile digitalizzazione e transizione al “flexible working”

La pandemia ha accelerato un processo di inevitabile digitalizzazione e transizione al “flexible working”

In Australia e Nuova Zelanda, Luxottica ha sviluppato un'organizzazione che combina la sua filiale Wholesale con una forte presenza nel settore Retail attraverso OPSM, la più grande catena di negozi di ottica in Australia e Nuova Zelanda, Laubman & Pank, Ray-Ban e Sunglass Hut, la catena di riferimento mondiale per gli occhiali da sole.

The pandemic has accelerated an inevitable process of digitalization and transition to ‘flexible working’
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Quali effetti ha avuto il fenomeno COVID-19 nel nostro mercato? Abbiamo chiesto a Bernardino Pedone, HR Director Australia & Nuova Zelanda, di raccontarci la sua esperienza degli ultimi mesi, tra lockdown e ripartenza.

Raccontaci di più sull’impatto dell’emergenza COVID-19 in Australia e Nuova Zelanda.

Australia e Nuova Zelanda sono, per natura geografica, due Paesi abbastanza isolati e questo ha in parte aiutato a contenere la diffusione del virus. Ciò detto, nonostante il numero di casi non sia paragonabile a quello di altri Paesi, gli effetti della pandemia ci hanno creato non poche difficoltà.

Fin dall’inizio la nostra priorità è stata quella di proteggere i nostri dipendenti garantendo la sostenibilita’ del business in un’ottica di lungo periodo.

Finora i risultati sono stati decisamente positivi, anche grazie al supporto dei rispettivi governi che hanno varato dei piani di sostegno alle aziende molto validi.

Per quanto riguarda il business retail, Sunglass Hut e Oakley sono stati i mercati più colpiti, mentre il business ottico (OPSM e Laubman & Pank) ha continuato ad operare in maniera più stabile in quanto “essential service”.

Il mercato Wholesale ha affrontato bene il periodo e mostra già segnali di ripresa che fanno ben sperare per la chiusura dell’anno.

Quanto fatto finora ovviamente ha richiesto un grande sacrificio da parte di tutta l’organizzazione, nessuno escluso, e ciascuno ha contribuito in modo diverso per raggiungere un obiettivo comune.

Non posso che cogliere l’occasione per ringraziare tutti, a partire dal personale dei circa 650 negozi, per la grandissima dedizione, maturità, flessibilità e professionalità dimostrata in questi mesi cosi’ difficili.

Qual è la tua principale sfida professionale, oggi?

Probabilmente la sfida più grande per me in questo momento è quella di essere in primissima linea nella gestione di una crisi caratterizzata da una totale incertezza e imprevedibilità, come tutti i colleghi HR nel mondo, d’altronde.

E in questo contesto è necessario prendere decisioni, talvolta molto importanti e in poco tempo, ognuna delle quali avrà impatto sulle persone.

E quella personale?

Beh, da un punto di vista strettamente personale sicuramente il fatto di non poter rientrare in Italia da parenti e amici. Sydney è una città fantastica e l’Australia un paese ricco di bellezze da scoprire, ma a volte la nostalgia di casa si fa un po’ sentire, non posso nasconderlo.

Come pensi cambierà il modo di lavorare, a seguito degli effetti di questa pandemia?

Per me la risposta è semplice, la pandemia ha semplicemente accelerato un processo di inevitabile digitalizzazione e transizione al “flexible working” che era in corso da tempo.

Nel nostro caso specifico, avevamo già in programma l’introduzione dello Smart Working a inizio anno, in linea con il test lanciato negli uffici milanesi. L’arrivo del COVID ci ha “costretti” a un “progetto pilota forzato” e accelerato, che però ha dimostrato la nostra capacità di collaborare a distanza senza impatti negativi sulla produttività.

Le nuove tecnologie ormai rendono possibili modalità di collaborazione a distanza che fino a pochi anni fa erano lontane dall’immaginario comune e sicuramente ci faremo trovare pronti a cogliere tutte le nuove opportunità che ci saranno offerte. Un esempio su tutti è la piattaforma Luxottica University, che anche grazie all’introduzione delle Virtual Classroom ha reso la formazione fruibile in qualsiasi momento e su ogni dispositivo, riducendo i costi di erogazione e aumentandone la portata.

Infine, mi aspetto una possibile evoluzione del “concetto di ufficio” in senso lato, con una rivisitazione dei layout e dell’utilizzo degli spazi fisici a disposizione.

Da un punto di vista HR, come credi evolverà questa funzione in un contesto di “nuova normalità”?

Continueremo a giocare un ruolo da protagonisti guidando l’organizzazione e le nostre persone in questo continuo percorso di rapida trasformazione che caratterizza questi anni.

Sarà molto importate pensare in modo strategico e trovare il giusto equilibrio tra tradizione ed innovazione, preservando i nostri valori ma cercando al tempo stesso di rimanere al passo con i tempi.  

Dovremo aiutare i nostri leader a gestire team sempre più virtuali, fornendo loro la giusta fomazione e gli strumenti necessari per cogliere tutte le opportunità e minimizzare al massimo difficoltà annesse e connesse a questo nuovo modo di lavorare. Penso, ad esempio, a come possa cambiare il modo di fare coaching, dare un feedback o gestire un processo di performance management a distanza.

Sicuramente un’altra grande sfida sarà quella di promuovere la connessione sociale e riuscire a tenere uniti e motivati team che si vedranno meno di frequente in ufficio.

Quali sono le competenze che ritieni fondamentali da sviluppare per un lavoratore?

Ne citerei tre su tutte:

  1. Saper operare in un contesto sempre più digitale, utilizzando le nuove tecnologie a disposizione
  2. Capacità di adattarsi al cambiamento e alle esigenze del business che sono in costante e rapida evoluzione
  3. Abilità di costruire e mantenere relazioni a distanza, esercitando le proprie doti comunicative e interpersonali

Com’è stato il passaggio tra “Lavoro da casa” e “Lavoro in sede”?

Manchiamo dall’ufficio ormai dall’11 marzo, quando da un giorno all’altro abbiamo deciso di attivare lo Smart Working a causa di un presunto caso di COVID-19 nel nostro building.

In poche ore abbiamo messo circa 300 persone nelle condizioni di lavorare da casa senza alcuna interruzione per il business, grazie a un lavoro incredibile di diversi team, IT ed HR su tutti.

Dopo aver adeguato gli uffici alle nuove norme di igiene e sicurezza, avevamo in programma di rientrare già a inizio agosto, ma poi a causa di una seconda ondata di casi totalmente inaspettata abbiamo dovuto posticipare di un paio di mesi. Abbiamo riaperto temporaneamente gli uffici nel mese di ottobre, con accesso su base volontaria e ovviamente con capacità ridotta.

Questa scelta consentirà un certo grado di flessibilità e permetterà di venire incontro alle esigenze di quanti ritengono di poter essere piu’ produttivi in ufficio e allo stesso tempo offrira’ un’opportunita’ di continuare a lavorare da casa a chi per diverse ragioni volesse optare per questa soluzione.

Pubblicato il 05 Ott 2020